Tiziano Ferro in Lacrime, la "Repupplica" e Can Yaman Che Bacia le Mani: la Prima Serata di Sanremo 2026 È Già Storia (e Già Caos)

Tiziano Ferro in lacrime, la “Repupplica” e Can Yaman che bacia le mani: la prima serata di Sanremo 2026 è già storia (e già caos)

È ufficialmente cominciata. La settimana più attesa, amata, odiata, commentata e sopravvissuta a fatica d’Italia ha alzato il sipario ieri sera sul Teatro Ariston, e come ogni anno Sanremo non ha deluso su nessun fronte: gossip, scivoloni, momenti da urlo, grafiche imbarazzanti e ospiti che hanno fatto tremare il parquet del teatro più famoso d’Italia. Trenta Big in gara, Laura Pausini al debutto da co-conduttrice fissa, un Can Yaman che ha fatto perdere la testa a mezza Italia, una signora di 105 anni che ha portato la sinistra in prima serata e una grafica che ha trasformato la Repubblica Italiana in qualcosa di indefinibile. Benvenuti a Sanremo 2026: l’ultima edizione di Carlo Conti, e già da ieri sera è chiaro che non ha intenzione di andarsene in silenzio.

Pippo Baudo apre il Festival dalla Storia: Conti si inchina al grande assente

La prima voce che risuona nell’Ariston non è quella di Carlo Conti. Non è quella di Laura Pausini. È quella di Pippo Baudo. Il conduttore che ha inventato il Sanremo moderno, che ne ha condotti tredici edizioni, che è stato il Festival per decenni interi, apre questa 76esima edizione dal ricordo e lo fa con la dignità e il peso di chi sa di aver scritto la storia. Conti non poteva scegliere inizio più emozionante: “Ho voluto omaggiare lui che ha inventato tutte le dinamiche del Festival come lo conosciamo oggi. Sanremo è Sanremo, come diceva Pippo.” L’Ariston intona il suo nome, il pubblico risponde in coro. I brividi sono immediati. Poi arriva la standing ovation per il Maestro Peppe Vessicchio, barba inconfondibile, cravattino da gentiluomo d’altri tempi, sorriso che vale una carriera intera, con un filmato commovente delle sue innumerevoli apparizioni sanremesi e la battuta immortale di Mike Bongiorno: “Vessicchio, questa sera la barba è cresciuta di un altro centimetro.” L’Ariston si alza in piedi. In sala stampa si commuovono in molti. Conti chiude con un ricordo per chi ci ha lasciato quest’anno: Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati, Maurizio Costanzo. Un’apertura che poteva essere retorica e invece è stata vera. Primo punto a Conti.

Laura Pausini: morticia Addams con la zeta romagnola, debutto tra gaffe, charme e microfoni accesi al momento sbagliato

Capelli corvini, abito nero fasciante da fare invidia a Morticia Addams, solo che accanto a lei c’è un abbronzatissimo Carlo Conti, e il contrasto cromatico ha già generato il primo meme virale della settimana: l’effetto biscotto Ringo. Biscotto bianco, biscotto nero, cioccolato nel mezzo. I social ringraziano.

Laura scende le scale visibilmente emozionata e racconta di aver chiamato Baudo non appena ricevuto l’invito: “Gli ho detto che avevo un po’ di paura. Mi ha risposto: ‘Laura, sei pronta’.” Anche lui può sbagliare? I primi minuti sono un po’ contratti, qualche nome sbagliato, qualche reazione non scioltissima, qualche battuta che cade nel vuoto. Il gioco di parole sulla “Pausini” durante la pubblicità è già sfumato nel dimenticatoio prima ancora di finire la frase, e “Carlos Cuentas” strappa un sorriso ma non esplode. Poi arriva il momento che finirà in loop per tutta la settimana. Microfono acceso, telecamera puntata, Laura sussurra senza accorgersene: “Eh prima mi avevate messo il microfono al petto, ora ho il gelato!”  e quando realizza di essere in diretta davanti a milioni di italiani, non perde il sangue freddo nemmeno per un secondo: “Mamma, tutto bene.” La gaffe diventa charme. Approvato.

Il colpo basso arriva però dopo, con Vincenzo De Lucia nei suoi panni: “Son qui a condurre ‘sta festa di Paese, ma sono sempre la stessa ragazza di Solarolo. I miei haters? Degli sfigati.” In sala ride qualcuno. Lo stanno ancora cercando. Se l’originale sembrava a tratti troppo, la copia è risultata decisamente superflua. Sul fronte look invece nessuna critica possibile: tre cambi d’abito, omaggio silenzioso al grande Giorgio Armani scomparso il 4 settembre 2025, calzature Casadei. Elegantissima. Cinque serate sono tante, ma il guardaroba promette bene.

Can Yaman arriva, Kabir Bedi lo benedice e “Carlokan” rovina tutto: la carrambata che non ci serviva

Se c’è un momento della serata che ha diviso il pubblico in modo netto, è questo. Can Yaman, bellissimo, capace in italiano, capace di far brillare gli occhi alla Pausini solo entrando in scena, co-conduce la prima serata con la naturalezza di chi è abituato alle telecamere e il carisma di chi non ha bisogno di spiegazioni. Le fan italiane attendevano questo momento da quando era stato annunciato il suo nome: e lui non delude.

Parla bene, è simpatico, sa stare sul palco. Fin qui tutto perfetto. Poi Conti annuncia la “carrambata” e arriva Kabir Bedi, il Sandokan originale, ottantuno anni portati con la magneticità di un monumento vivente, e il teatro esplode. Can gli bacia la mano destra e se la porta sulla fronte: “Così fanno in Turchia i giovani verso le persone che stimano.” Bedi gli risponde: “Sei un degno successore.”

Il momento è genuino, emozionante, bello. Due tigri di Mompracem, due generazioni, un passaggio di consegne. Poteva finire qui. Invece arriva “Carlokan”, la grafica che unisce Carlo Conti alla leggenda di Sandokan, e tutto scivola con allegria verso il kitsch più puro. E poi la Pausini che prova a cantare “Kuzu Kuzu” di Tarkan sotto la guida di un Can Yaman in modalità insegnante di turco. L’idea era carina, la realizzazione meno. La conclusione è semplice: Can Yaman non aveva bisogno di tutto questo contorno per conquistare l’Ariston. Gli bastava esistere. La prossima volta lasciatelo stare.

Tiziano Ferro si commuove e si prende tutto: venticinque anni dopo, è ancora lui, anzi, è ancora di più

Quando dall’Ariston si sente “Ti scatterò una foto” ancora prima che lui entri in scena, l’effetto è immediato e brutale: i brividi partono dalla nuca e non tornano più. Tiziano Ferro sale sul palco e porta con sé venticinque anni di storia, di voce, di successi e di vita vissuta, una vita che negli ultimi anni non è stata semplice, e lui non ha mai fatto finta che lo fosse. Il medley è un capolavoro di costruzione emotiva: “La differenza tra me e te”“Lo stadio”“Perdono”“Xdono”. L’Ariston diventa un karaoke da venti milioni di persone.

Poi arriva “Sono un grande”, il brano nuovo, e Tiziano si commuove sul serio, occhi lucidi, voce che regge per miracolo, mani che cercano qualcosa a cui aggrapparsi. L’Ariston risponde con un’ovazione. La Pausini lo guarda da lato palco con un sorriso che vale più di mille parole. Quando Conti gli chiede se tornerà a Sanremo, la risposta è già virale: “E se vengo io in gara?” Poi, rivolgendosi alla Pausini: “L’anno prossimo co-conduciamo io e te.” Conti che ha già annunciato che il 2026 è il suo ultimo anno ride, ma giallo. Venti milioni di dischi venduti nel mondo non sono un caso. E quella serata, per almeno venti minuti, è stata solo sua.

Gianna Pratesi, 105 anni, porta la sinistra sul palco dell’Ariston (e manda a quel paese i fascisti in diretta nazionale)

Il momento più imprevisto, più autentico e più dirompente della serata porta la firma di Gianna Pratesi, 105 anni, 106 il mese prossimo, chiamata sul palco da Carlo Conti per ricordare gli 80 anni del Referendum istituzionale del 1946. La signora di Chiavari dipinge, nuota, legge i giornali senza occhiali (Il Venerdì, Il Secolo, il Corriere dello Sport), segue Sanremo da sempre, ama “24 mila baci” e i Ricchi e Poveri. “Ma da sempre seguo anche la Pausini”, confessa tenendole la mano.

Poi arriva il momento che ha mandato in tilt i social: “La mia famiglia era tutta di sinistra, ho votato per la Repubblica” e mentre lo dice fa il gesto inequivocabile di mandare a quel paese chiunque non fosse d’accordo. Sul palco del Teatro Ariston. In diretta su Rai 1. Davanti a milioni di italiani. Chapeau, signora Gianna.

Conti cerca di frenare la sua parlantina con l’aria di chi ha aperto il vaso di Pandora, la Pausini le porge i fiori dell’Ariston con gli occhi visibilmente lucidi. “Il segreto per arrivare a questa età? Io non lo so. Ho avuto una bella gioventù e una famiglia d’oro. Fate sempre ciò che volete: evviva Sanremo!” Peccato che dietro di lei, sul ledwall gigante, campeggiasse a caratteri cubitali la scritta: “Il 54% alla Repupplica.” Non è una trovata ironica. Non è un gioco di parole. È un errore nella grafica, clamoroso, nel momento dedicato agli 80 anni della Repubblica Italiana. I social sono esplosi in meno di trenta secondi. Nel foyer dell’Ariston qualcuno ha improvvisato un seminario complottista sull’intelligenza artificiale ribelle. La b ribaltata in p, la Repubblica diventata Repupplica, il meme dell’anno già pronto al primo giorno. L’anno prossimo vogliamo la signora Gianna co-conduttrice. Da casa, da dove le pare.

Fedez torna all’Ariston con masini, Serena Brancale piange e Sal Da Vinci fa ballare gli Over 50: le canzoni della prima serata

Sul fronte musicale (si perché ci sono anche gli artisti in gara) la prima serata ha riservato sorprese, conferme e qualche delusione. La Giuria della Sala Stampa, TV e Web ha votato e al termine della serata Carlo Conti e Laura Pausini hanno svelato i cinque più votati, in ordine assolutamente casuale, come da regolamento: Arisa con “Magica Favola”Fulminacci con “Stupida Sfortuna”Serena Brancale con “Qui con me”Ditonellapiaga con “Che Fastidio!” e Fedez con Marco Masini con “Male Necessario”.

Fedez torna all’Ariston un anno dopo l’edizione più chiacchierata della sua vita, quella del post-Ferragni, dello storytelling privato portato sul palco, delle polemiche a raffica. Stavolta arriva con un monumento della musica italiana al fianco, Marco Masini, e la coppia funziona. La barra simbolo del brano è già circolata ovunque: “La gente pudica giudica che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente per bene.” Poi esplode la potenza vocale di Masini e la sala stampa capisce perché questi due insieme erano una scommessa vinta in partenza.

Serena Brancale ha fatto piangere l’Ariston. Al termine di “Qui con me”, una lettera alla madre perduta, non riesce a trattenere le lacrime. Si porta le mani al volto, ringrazia la sorella Nicole che ha diretto l’orchestra per lei. Lacrime vere, emozione vera. La sala stampa ha risposto.

Sal Da Vinci con “Per sempre sì” è il re indiscusso del Festival tra chi ha più di cinquant’anni: travolgente, coinvolgente, capace di far ballare chiunque, e non dimentica di ringraziare il grande paroliere Vincenzo D’Agostino, scomparso di recente. Levante con “Sei tu” ha fatto scrivere ai più entusiasti una sola parola: podio. Ditonellapiaga con vestito palloncino, corsetto e cassa dritta elettro-pop vuole vincere questo Festival o quantomeno arrivare in top 5, ed è già in quota Eurovision.

E poi ci sono le Bambole di Pezza, le grandi outsider della serata: una tempesta sul palco di Sanremo. L’Ariston non le ha premiate nei voti, ma chi le ha sentite sa già che questa edizione la porteranno nel cuore. Quella di ieri sera è stata una prima serata lunghissima, caotica, autentica, commovente e a tratti surrealem con la Repupplica immortale come sigillo definitivo. Sanremo 2026 è partito. Adesso inizia davvero il bello.

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