Se pensavate che la prima serata avesse già detto tutto, vi sbagliavate di grosso. La seconda notte di Sanremo 2026 è arrivata con le sue brave sorprese, i suoi momenti da brivido, qualche scivolone di troppo e un interrogativo che rimbalza ancora oggi sui social: perché Achille Lauro non ha presentato Fedez e Masini come da scaletta? C’è di mezzo una storia, forse. C’è di mezzo Chiara Ferragni, forse. C’è di mezzo la solita, irresistibile alchimia caotica che rende Sanremo l’unico posto al mondo dove puoi piangere per le vittime di una tragedia internazionale, ridere per una mortadella e indignarti per una parola di troppo, tutto nel giro di venti minuti. Bentornati all’Ariston.
Laura Pausini e il mortadella gate: beccata dietro le quinte con le mani in pasta
Iniziamo dalle cose serie. Laura Pausini mangiava mortadella dietro le quinte. Lo ha scoperto Carlo Conti, implacabile come sempre, e lo ha fatto sapere all’Italia intera in diretta su Rai 1. “Qui non si mangia mai”, si è difesa la cantante, che nel frattempo aveva già alzato le mani come una bambina colta in flagrante.
“Mi sono lavata le mani”, la rassicurazione offerta a un Conti che sembrava sul punto di chiedere un referto medico. Sembrerà una sciocchezza, e in parte lo è, ma in una serata compressa al millimetro dove il direttore artistico tagliava tutto con il cronometro in mano, il Mortadella Gate è stato uno dei pochi momenti davvero spontanei della serata. Qualcosa che non era scritto nel copione, qualcosa che è uscito fuori da solo. Sanremo è anche questo: una mortadella alle undici di sera che finisce in prima pagina.
Detto ciò, la Pausini nella seconda serata è sembrata decisamente più a suo agio rispetto al debutto di martedì. Ha cantato “Si può dare di più” con il Coro Anffas in uno dei momenti più sentiti della serata, ha parlato in spagnolo, ha ballato con Lillo, ha abbracciato Francesca Lollobrigida fresca di doppio oro olimpico. Eccola la Pausini che conosciamo. Meno ingessata, più umana. Se la prima serata era stata un rodaggio, la seconda ha cominciato a sembrare una vera conduzione. Cinque serate sono tante, ma la direzione è quella giusta.
Il mistero della scaletta: perché Lauro non ha presentato Fedez e Masini?
Questa è la domanda che non riesce ad andarsene. Secondo le indiscrezioni sulla scaletta originale, Achille Lauro avrebbe dovuto presentare Fedez e Marco Masini con “Male necessario”. Non è successo. Perché?
Nessuna risposta ufficiale, nessuna spiegazione data al pubblico. La cosa è scivolata via in silenzio, sepolta sotto il ritmo forsennato di una serata che non lasciava spazio per fare domande. Ma il web non dimentica. E sui social è partita immediatamente la caccia al movente. In molti hanno tirato fuori la vecchia storia del presunto flirt tra Achille Lauro e Chiara Ferragni, voce che circolava già da tempo negli ambienti del gossip. Nessuna conferma, nessuna smentita ufficiale da nessuna delle parti, ma il timing è quantomeno curioso.
Due artisti che avrebbero dovuto condividere il palco in un momento preciso della serata, e all’improvviso quella cosa non accade più. Coincidenza? Forse. Ma Sanremo insegna che le coincidenze raramente sono casuali.
Achille Lauro porta Crans-Montana sul palco dell’Ariston: il momento che ha fermato il festival
C’è un momento, nella seconda serata di Sanremo 2026, in cui la televisione ha smesso di fare televisione. Achille Lauro, solo sul palco con un coro di venti elementi e il soprano Valentina Gargano, ha cantato “Perdutamente” dedicandola alle 41 vittime dell’incendio di Crans-Montana, tra cui sei italiani.
Tra loro, Achille Barosi, 16 anni, la cui madre ha cantato quella canzone accanto alla bara del figlio. Il palco si è spento. Nessuna luce stroboscopica, nessuna coreografia, nessun effetto speciale. Solo musica, silenzio e poi l’Ariston intero in piedi. Quando la standing ovation è esplosa, Lauro ha detto: “Vorrei dire una cosa molto importante: la musica ha il compito di accompagnarci nella vita, non è solo intrattenimento ma qualcosa di più viscerale. Se questa cosa può aver confortato anche solo una persona e aver fatto del bene, per noi era un dovere.”
Non si poteva fare meglio. Non si poteva fare di più. In un Festival che rischia sempre di trasformare il dolore in spettacolo, questa volta non è successo. La musica ha preso il centro. Il resto si è ritirato. E quando in prima serata cerchi il silenzio invece dell’applauso facile, stai facendo qualcosa di raro.
Lillo è il pepe della serata: moonwalk, microfoning e Carlo Conti che si arrende
Se Achille Lauro ha regalato il momento più intenso della serata, Lillo Petrolo ne ha salvato la vivibilità. Scende la scalinata in moonwalk, sbaglia le entrate, urla fuori tempo e poi si autoaccusa di inesperienza con la faccia di chi non è inesperto per niente. “È meglio fare tante cose male che una bene”, ha detto a Conti.
Non vale per lui, perché sul palco dell’Ariston ha fatto tante cose tutte bene. Il momento più virale? Quando ha insegnato il passo “microfoning” a Laura Pausini sulle note di “Solitudine”, con tanto di giravolta di spalle verso la platea e nome inventato sul momento per passi di danza mai esistiti. Poi ha trascinato in ballo anche Conti, che ha sbagliato lato ma si è lanciato lo stesso. Quando il direttore artistico più preciso della storia del Festival inizia a ballare fuori copione, significa che Lillo ha vinto la serata.
L’unico rimpianto è che Conti con il cronometro in mano gli ha concesso troppo poco spazio. Il tentativo di monologo da “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller troncato sul nascere dopo venti secondi è stato il flop più divertente della serata: ventotto minuti di monologo teatrale alle undici di sera su Rai 1 forse era una scommessa persa in partenza, ma l’idea di provarci valeva tutto.
Pilar Fogliati, occasione parzialmente mancata: Uvetta Budini di Raso illumina l’Ariston ma poi sparisce
Pilar Fogliati scende le scale dell’Ariston in abito monospalla cangiante e in meno di trenta secondi si trasforma in Uvetta Budini di Raso, l’aristocratica romana svagatissima del suo film “Romantiche”. L’ingresso è fulminante: “È pazzesco, siete bellissimi: la fate ogni anno questa cosa? È il vostro lavoro? Percepite del danaro per questa cosa?” Una bomba.
L’Ariston ride, i social esplodono, tutti vogliono ancora Uvetta. E invece poi, quasi nulla. Per buona parte della serata Pilar è apparsa, sorridente e impeccabile, solo per presentare i cantanti in gara e cambiare abito. Presentazioni corrette, dizione perfetta, zero sbavature, ma il talento comico di una delle attrici più brillanti del cinema italiano contemporaneo è rimasto imbottigliato in un format che non gli ha lasciato spazio. Peccato enorme. Conti ha il vizietto di invitare ospiti straordinari e poi non usarli. Speriamo che nelle prossime edizioni qualcuno glielo faccia notare.
Fausto Leali e l’omaggio a Ornella Vanoni: la memoria che commuove (ma andava anticipata)
Fausto Leali, 81 anni, ha ricevuto il Premio alla Carriera per i suoi sessant’anni nel mondo della musica. Tredici partecipazioni al Festival, una vittoria nel 1989 con “Ti lascerò” insieme ad Anna Oxa e una voce che, miracolosamente, è ancora lì. Quando ha cantato “Mi manchi” e “Io amo” l’Ariston si è alzato in piedi. Ha detto “mi tremano le gambe, come la prima volta”, e ci si è fermato il cuore.
Subito dopo, a mezzanotte inoltrata, l’omaggio a Ornella Vanoni portato in scena dalla nipote Camilla Ardenzi con “Eternità”, il brano del 1970. Emozionante, delicato, privo di sbavature. Il finale, con la voce originale della nonna che prende il sopravvento sul microfono di Camilla, è stato un brivido puro. “L’insegnamento più grande che ti ha dato la nonna?” ha chiesto Conti. “Non pensarci troppo”, ha risposto la nipote. Perché Ornella Vanoni, anche quando non c’è, sa sempre come chiudere una serata.
Il problema, però, è uno solo: entrambi questi momenti meritavano la prima parte della serata, non la mezzanotte passata. Un Premio alla Carriera buttato lì alle dodici di notte non è un omaggio, è un appunto in agenda. Fausto Leali e la memoria di Ornella Vanoni meritavano di meglio.
Le nuove proposte: Filippucci e Angelica Bove volano in finale
La seconda serata ha aperto con le semifinali delle Nuove Proposte, e il livello è stato decisamente più alto di molti Big in gara. Nicolò Filippucci ha conquistato la prima semifinale con “Laguna”, una ballata intensa e viscerale che racconta la fine di una storia d’amore con una maturità che fa quasi vergognare certi veterani del Festival.
Angelica Bove, classe 2003, ha invece spazzato via Mazzariello con “Mattone”, un brano potente sul dolore per la perdita dei genitori, voce graffiante e presenza scenica rara. Sono loro due le finaliste di giovedì. E qualcuno, tra i trenta Big in gara, farebbe bene a guardarsi le spalle.
Il pagellone della seconda serata
Patty Pravo – “Opera”
Di velluto rosso vestita, biondissima, sacerdotessa di un pianeta lontano. Patty Pravo fa Sanremo a parte, in competizione solo con se stessa e con la propria leggenda. Il testo non è all’altezza della voce, ma i monumenti non si votano: si rispettano. Voto: 7
LDA e Aka 7even – “Poesie clandestine”
Allegria partenopea, ritmica orecchiabile, due ragazzi che si divertono sul palco e si vede. Carina, un po’ già sentita, ma porta aria di festa in una serata che ne aveva bisogno. Voto: 6 Enrico
Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Voce c’è, canzone no. Elegante e in punta di piedi come sempre, ma senza un ritornello che rimanga appeso da qualche parte non si va lontano. Al secondo ascolto la situazione non migliora. Voto: 5
Tommaso Paradiso – “I romantici”
Tommaso Paradiso che fa Tommaso Paradiso. Con tracce di Venditti, di Dalla e di quella Roma malinconica e romantica che lui porta avanti con coerenza assoluta. Al secondo ascolto il pezzo è già cantabile. Senza pretese, ma funziona. Il pubblico lo ama e lui lo sa. Voto: 7
Elettra Lamborghini – “Voilà”
Vestito argento abbagliante, ballerini con piume di struzzo, ritmo da disco-balera anni Novanta. Elettra incarna la quota tamarra del Festival con dedizione totale. Musicalmente non è il suo mondo, si sente, ma intrattenimento è intrattenimento. Almeno ci racconta dei festini “bilaterali” sotto il suo hotel. Voto: 5
Ermal Meta – “Stella stellina”
Ha cucito sul petto il nome di una bambina di Gaza, ancora una volta. Il gesto vale più della canzone, che pure scorre bene con le sue sonorità etniche e il ritmo ossessivo delle percussioni. Carina, ben cantata, ma non colpisce dove dovrebbe colpire. Voto: 6
Levante – “Sei tu”
Performance ancora migliore rispetto alla prima serata. L’unica Big ad aver scritto da sola tutto il brano, e si sente. Voce controllata, presenza scenica, nessuna isteria. In azzurro argentato brillante canta l’innamoramento con una precisione fisica che fa venire i brividi. La parola podio continua a circolare. Voto: 8
Bambole di Pezza – “Resta con me”
Un gruppo rock femminile all’Ariston è già una notizia. La carica c’è, la presenza scenica pure, il brano un po’ meno graffiante del previsto. Ma loro ci credono, e quando ci credi si vede. Voto: 6
Chiello – “Ti penso sempre”
Capelli scarmigliati, stivali glam, aria da uno uscito da un after alle sei di mattina. Canta in modo indisciplinato e messo giù come se fosse nella sua cameretta. In questo Sanremo perbenino e conformista è quasi un atto sovversivo. In conferenza stampa ha detto che Morgan “può dire quello che vuole” ma è stato lui a decidere di non portarlo a Sanremo. Rispetto. Voto: 7
J-Ax – “Italia starter pack”
Prima le cheerleader tricolori, ora i cowboy. Banjo, violino, atmosfera e balli western all’Ariston. Il pubblico si diverte, J-Ax ci crede sul serio e noi con lui. Il problema è che la canzone resta un contenitore di luoghi comuni, per quanto confezionato con allegria. Voto: 6
Nayt – “Prima che”
Meglio della prima serata, mezzo punto in più guadagnato sul campo. Il rap onesto e introspettivo funziona, ma manca ancora quell’esplosione che il brano sembra promettere senza mai mantenere del tutto. La canzone c’è, la rabbia giusta ancora un po’ nascosta. Voto: 6
Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Cravattino marrone anni Settanta da professore di latino, autoironia che non scivola mai nel vuoto, una canzone scritta da chi le canzoni sa scriverle davvero. Al secondo ascolto funziona ancora meglio. Tra i favoriti, meritatamente. Voto: 8
Fedez e Marco Masini – “Male necessario”
Lontanissimi per vocalità, genere e storia personale, insieme funzionano. La barra di Fedez tiene, la voce di Masini esplode, e l’Ariston approva. C’è chi dice che sia costruzione più che ispirazione, e forse non ha torto. Ma in top 5 ci sono finiti, e qualcosa vorrà pur dire. Voto: 7
Dargen D’Amico – “Ai Ai”
Vestito da capo indiano, critica all’intelligenza artificiale, ritornello che rimane in testa contro la propria volontà. Dargen fa le sue cose, le fa con intelligenza leggera e non si scusa mai. La missione tormentone estivo è già compiuta. Voto: 7
Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Rosa e nero, ciglia chilometriche, elettropop con cassa dritta. Alla seconda esibizione è tutto più centrato, più a fuoco, e il brano inizia davvero a sembrare quello che vuole essere: un tormentone. L’Eurovision non è un’ipotesi, è quasi una certezza. Voto: 8
La quinta in classifica
Tommaso Paradiso, LDA e Aka 7even, Ermal Meta, Nayt e Fedez con Masini, in ordine assolutamente casuale. Stasera si torna in gara con gli altri quindici Big, e in finale delle Nuove Proposte si sfidano Filippucci e Angelica Bove. Sanremo 2026 sta prendendo la sua forma, e il gossip, come sempre, viaggia alla stessa velocità della musica.