C’era una tensione diversa, nell’aria dell’Ariston prima che si aprissero le danze della quarta serata. La serata dei duetti è sempre la più attesa, la più imprevedibile, quella in cui la gara si rimescola e dove i veri talenti, insieme ai veri caratteri, emergono senza filtri. Chi ha carisma lo dimostra. Chi ha solo hype, invece, lo si vede subito. E Sanremo 2026 non ha fatto eccezione: ha regalato emozioni vere, qualche colpo di scena e almeno un momento che farà discutere ancora a lungo nei corridoi del Festival e sui social.
A cucire tutto insieme, Carlo Conti che ha avuto l’intuizione di richiamare sul palco Bianca Balti. Dodici mesi dopo la co-conduzione del 2025, la top model è tornata all’Ariston con un bagaglio di vita che non si misura in like o contratti. E quando ha sorriso, quel sorriso che dice “ci sono ancora”, l’intera platea ha capito che la serata aveva già trovato il suo momento più potente, ancora prima che si cantasse una nota. Certi ingressi non hanno bisogno di presentazioni. Parlano da soli.
Il ritorno di Bianca Balti: un sorriso che vale più di qualsiasi esibizione
Non si tratta di retorica. Bianca Balti ha attraversato dodici mesi che avrebbero piegato chiunque, e invece è arrivata in conferenza stampa radiosa, con un nuovo taglio di capelli che sembrava già un manifesto: sbarazzino, libero, deciso. Sul palco non ha recitato la parte della sopravvissuta. Non ha chiesto applausi di consolazione. Si è semplicemente presentata, nella forma più autentica e meno costruita che si possa chiedere a una donna del suo calibro. Nessun dramma costruito a tavolino, nessuna lacrima in primo piano per accontentare chi si aspettava una scena strappalacrime. Solo lei, esattamente come è adesso.
L’amicizia mostrata accanto a Laura Pausini è stata forse il dettaglio più bello di tutta la serata: due donne vicine, solidali, senza una traccia di competizione. Lei stessa lo aveva anticipato in conferenza stampa, che la sorellanza è stata quello che l’ha tenuta in piedi nei momenti più bui. E vederlo tradotto in un abbraccio reale, sotto le luci dell’Ariston, ha avuto un peso specifico che nessuna esibizione della serata avrebbe potuto eguagliare. Certi momenti non si costruiscono. O ci sono, o non ci sono. Questo c’era. Voto 10. Meritatissimo.
Ditonellapiaga vince la serata: ma quanto è aperta questa gara
Se c’era un’artista che non aveva bisogno di dimostrare nulla in questa serata, quella era Ditonellapiaga. Il suo brano in gara, Che fastidio!, aveva già costruito un’aspettativa enorme, e il rischio di non reggere il confronto con sé stessa era concreto. Eppure, invece di appoggiarsi sull’onda dell’hype, ha scelto di alzare ulteriormente l’asticella: ha preso The Lady Is a Tramp, un evergreen degli anni Trenta che in mani meno sicure sarebbe diventato un esercizio di stile freddo e distante, e ne ha fatto uno show completo. Movimento, voce, presenza scenica. Ogni dettaglio al posto giusto.
Accanto a lei, TonyPitony ha fatto esattamente quello che si chiede a un partner di scena di altissimo livello: ha tenuto il ritmo, ha alimentato l’energia senza soffocarla, ha lasciato spazio senza mai sparire. Il risultato è stata la vittoria della serata, con un margine che ha sorpreso anche i più scettici. Broadway, come qualcuno ha già scritto, non è poi così lontana. La gara è aperta, più di quanto qualunque pronostico avesse previsto, e dopo questa notte Ditonellapiaga è tra i nomi che nessuno può più permettersi di ignorare.
E già che ci siamo, parliamoci chiaramente. Sui social e su qualche testata, nei resoconti di questa vittoria, TonyPitony è praticamente sparito. Alcune analisi della serata lo hanno liquidato in mezza riga, altre non lo hanno nemmeno sfiorato. Ora, capito che sia un personaggio che divide, che il suo stile non sia pane per tutti i palati, che ci siano “frange” del pubblico e della critica a cui il suo linguaggio non piace affatto. Ma stiamo parlando di un duetto. Un duetto lo vincono in due, non in uno e mezzo. Ignorare uno dei protagonisti di una vittoria non è una scelta editoriale coraggiosa, è semplicemente una cosa che fa storcere il naso. Se scrivere di musica significa raccontare solo chi ci sta simpatico, allora forse vale la pena farsi qualche domanda sul mestiere che si fa.
Grignani, Luché e la frecciata che nessuno si aspettava
Era il momento più atteso della serata, forse dell’intero Festival. Gianluca Grignani e Luché sul palco insieme, su Falco a metà. In pochi avevano scommesso su questa accoppiata, e le aspettative erano un mix esplosivo di curiosità e scetticismo. Invece i due professionisti hanno fatto esattamente quello che sanno fare: hanno lavorato, si sono trovati, hanno consegnato un duetto solido e senza sbavature. Nessun dramma, nessuna tensione visibile. Solo musica, quella buona.
Poi, però, è arrivato il momento che ha fatto impazzire i social. A microfoni ancora caldi, con il bouquet di fiori di Sanremo ancora tra le mani, Grignani ha guardato il mazzo e ha sparato la battuta: “C’è anche il numero di Laura Pausini? Così la posso chiamare.” Una frecciata leggera in superficie, pesante come un macigno nel sottotesto. Chi conosce la storia tra i due artisti, e la polemica nata attorno alla cover della sua storica canzone interpretata da lei, sa benissimo cosa stava succedendo in quel momento. Non era un gesto di apertura. Non era nemmeno una provocazione plateale. Era qualcosa di più sottile: un punto fermo detto sorridendo, con il fiore in mano e la platea che rideva. Grignani sa sempre dove mettere il dito. Sempre e comunque.
Gli omaggi che hanno emozionato l’Ariston: Dalla e Vanoni nel cuore della notte
Due assenze pesantissime hanno aleggiato su tutta la serata, trasformandosi in presenze attraverso la musica. Ornella Vanoni, scomparsa da pochi mesi, è stata ricordata da Patty Pravo con Ti lascio una canzone e da Michele Bravi, affiancato da Fiorella Mannoia, proprio lei che durante la serata era dietro le quinte nel ruolo di spalla del cantante, con Domani è un altro giorno. La ferita è ancora fresca, e si sentiva nell’aria. Forse ci si aspettava qualcosa di più imponente, un tributo all’altezza di una figura così grande, ma l’affetto di Nicoletta Strambelli verso la sua amica di una vita era reale, visibile, e non chiedeva nulla in cambio. A volte è la semplicità a colpire di più.
Lucio Dalla ha avuto invece un doppio omaggio che ha commosso davvero. Tommaso Paradiso con gli Stadio, la band che è rimasta al suo fianco lungo tutta una carriera nonostante i dissapori che li avevano allontanati, ha scelto L’ultima luna. Poi è arrivato Tredici Pietro con il padre Gianni Morandi con Vita, e lì l’Ariston si è fermato un secondo. Vedere sul palco un figlio e un padre, uniti da una canzone di Dalla, era come avere per un momento la sensazione che lui fosse ancora lì con noi, in qualche modo. Era il 2012 quando se ne andò, subito dopo il Sanremo con Pierdavide Carone, e ancora oggi la sua musica porta con sé qualcosa di difficile da spiegare. L’Ariston lo sa. Lo ricorda ogni volta.
Arisa, Sal Da Vinci e il resto di una serata lunghissima ma raramente vuota
In una serata così affollata, il rischio è che le esibizioni si sovrappongano fino a diventare indistinguibili. Non è andata così. Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma ha portato Quello che le donne non dicono in una dimensione quasi onirica, eterea e sospesa, che ha tolto la parola alla platea. Forse meno graffiante dell’originale di Fiorella Mannoia, ma di una bellezza che non cercava confronti e non ne aveva bisogno. Sal Da Vinci ha invece scelto il coraggio puro di Cinque giorni, un brano che sa cantare davvero solo Michele Zarrillo, e dopo un inizio condizionato dall’emozione si è ripreso in modo convincente, chiudendo con un omaggio sentito a Pippo Baudo: senza di lui, quella canzone a Sanremo non ci sarebbe mai arrivata.
Da non dimenticare il momento Bambole di Pezza con Cristina D’Avena con Occhi di gatto: un medley che ha liberato la D’Avena dalla sua comfort zone più consueta, mettendola in un contesto più rock, più fisico, meno cartolina. Ha funzionato. Così come ha funzionato Nayt con Joan Thiele con La canzone dell’amore perduto, con lui che al termine dell’esibizione ha spostato tutta l’attenzione su di lei, elogiandola pubblicamente. Un duro, ma gentleman fino in fondo.
E poi J-Ax con la Ligera Country Fam, con la rivelazione dei nomi che si celavano dietro il progetto, vale a dire Ale e Franz, Paolo Jannacci, Cochi Ponzoni e Paolo Rossi, ha regalato un momento di ironia milanese autentica che in una giornata difficile per la città ha avuto il sapore preciso di un abbraccio collettivo. Mancava solo Renato Pozzetto per chiudere il cerchio, ma quello che c’era bastava e avanzava.
La classifica finale della serata Cover – Top 10
Il voto della giuria ha incoronato Ditonellapiaga e TonyPitony. Ecco i dieci duetti che hanno conquistato il podio e la classifica ufficiale della quarta serata.
| POS. | ARTISTI | COVER |
| 1° | Ditonellapiaga e Tony Pitony | The Lady Is a Tramp |
| 2° | Sayf con Alex Britti e Mario Biondi | Hit the Road, Jack |
| 3° | Arisa e il Coro del Teatro Regio di Parma | Quello che le donne non dicono |
| 4° | Bambole di Pezza con Cristina D’Avena | Occhi di gatto |
| 5° | Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band (e Gianni Morandi) | Vita |
| 6° | Sal Da Vinci con Michele Zarrillo | Cinque giorni |
| 7° | LDA & Aka7even con Tullio De Piscopo | Andamento lento |
| 8° | Nayt con Joan Thiele | La canzone dell’amore perduto |
| 9° | Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso | Su di noi |
| 10° | Luché con Gianluca Grignani | Falco a metà |
Fuori dalla Top 10:
Rimasti fuori dalla classifica ufficiale, tra gli altri: Elettra Lamborghini con le Las Ketchup (Asereje), Mara Sattei con Mecna (L’ultimo bacio), Levante con Gaia (I maschi), Patty Pravo con Timofej Andrijashenko (Ti lascio una canzone), Malika Ayane con Claudio Santamaria (Mi sei scoppiato dentro il cuore), Michele Bravi con Fiorella Mannoia (Domani è un altro giorno), Raf con i The Kolors (The Riddle), Fedez & Masini con Stjepan Hauser (Meravigliosa creatura), Serena Brancale con Gregory Porter (Besame mucho) e molti altri in una serata che ha visto sfilare quasi tutta la musica italiana sul palco dell’Ariston.
Cosa succede adesso: la finale si avvicina e la gara non ha ancora un padrone
Dopo questa serata, le gerarchie sono rimaste fluide. Ditonellapiaga ha guadagnato un vantaggio psicologico importante, ma la finale di Sanremo 2026 non ha ancora un padrone. Ci sono artisti che nelle ultime ore hanno scalato posizioni, altri che si sono consolidati, altri ancora che si giocheranno tutto nell’ultima serata con l’adrenalina del momento. In un’edizione così equilibrata, tutto può succedere nel giro di un’esibizione.
Quello che è certo è che questa quarta serata ha lasciato un segno preciso. Bianca Balti come simbolo di una forza che non ha bisogno di essere spiegata né esibita. TonyPitony e Ditonellapiaga come coppia che ha vinto con merito, in modo completo, e che merita di essere raccontata per intero. Grignani come eterno personaggio che, nel bene e nel male, non smette mai di trovare il modo di finire al centro della conversazione. E gli omaggi a Dalla e Vanoni come promemoria di quanto sia grande la musica italiana, quando si ricorda da dove viene.
Il Festival dei duetti si chiude. La gara, invece, è ancora apertissima. E chi pensa di sapere già come finisce, probabilmente non ha ancora capito di che Festival si tratta.